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Bonded Hog Spirits Club: Oggi si Libera il Maiale!

Ci sono progetti che nascono da un piano preciso, con obiettivi, scadenze e strategie definite fin dall’inizio.

E poi ci sono quelli che prendono forma quasi senza farsi notare: una bottiglia condivisa, una chat tra appassionati, qualche viaggio, diversi incontri e un numero non trascurabile di salumi sparsi sui tavoli.

Bonded Hog Spirits Club appartiene decisamente alla seconda categoria.

Bonded Hog Spirits Club è un progetto indipendente nato da un gruppo di amici accomunati dalla passione per il rum. Undici persone, molte delle quali già parte dell’Italian Rum Gang, sparse in diverse città italiane, che hanno deciso di trasformare anni di incontri, degustazioni e amicizia in qualcosa di concreto.

Il primo risultato è un Trinidad Rum distillato nel 2000 presso T.D.L. Distillery, selezionato dal gruppo e imbottigliato nel 2026 da Silver Seal Whisky Company.

Ma questa non è la recensione di quel rum.

Alla bottiglia dedicherò una recensione a parte. Qui il protagonista è soprattutto ciò che è nato intorno a quel liquido: il gruppo, l’idea, il nome, il logo, le call, i sample, le decisioni prese a distanza e il desiderio di dare un’identità a una passione condivisa.

Perché prima di diventare un marchio, Bonded Hog Spirits Club era già una storia di amicizia.

Prima del Progetto c’era il Gruppo

Il Gruppo Bonded Hog Spirits Club

Bisogna tornare indietro al 2020. All’inizio eravamo soltanto in tre: io, Giovanni (per gli amici Zio Giò) e Valerio (Righrum).

Ci siamo conosciuti online, come spesso accade tra appassionati che frequentano gli stessi gruppi, seguono le stesse pagine e finiscono inevitabilmente per commentare le stesse bottiglie.

Dai primi messaggi siamo passati alle telefonate, agli assaggi condivisi e infine agli incontri dal vivo. Uno dei momenti decisivi è stato un ritrovo presso Velier: un’occasione in cui quella che fino ad allora era stata soprattutto un’amicizia digitale ha iniziato ad assumere una forma molto più concreta.

Con il tempo, il gruppo si è allargato. Non attraverso una vera selezione o un invito ufficiale, ma nel modo più naturale possibile: qualcuno conosciuto durante un festival, qualcun altro davanti a una bottiglia, altri ancora attraverso l’Italian Rum Gang o amicizie comuni.

Degustazione dopo degustazione, evento dopo evento, sono entrate nuove persone. Inizialmente erano volti e nickname incontrati nel mondo del rum; gradualmente sono diventati qualcosa di più di semplici compagni di bevuta.

Oggi il nostro gruppo WhatsApp conta venti membri attivi e partecipi. Viviamo in zone diverse d’Italia, abbiamo professioni, abitudini e gusti differenti, ma continuiamo a ritrovarci appena se ne presenta l’occasione.

A volte per partecipare a un evento. Altre per visitare un importatore o una distilleria. Molto più spesso, semplicemente, per aprire qualche bottiglia e stare insieme.

Il rum è stato il punto di partenza. L’amicizia è diventata il motivo per continuare.

Da una Battuta a un Vero Imbottigliamento

L’idea di realizzare un imbottigliamento nostro circolava già da un paio d’anni. All’inizio apparteneva alla categoria dei progetti pronunciati a fine degustazione:

“Prima o poi dovremmo imbottigliare qualcosa anche noi.”

Una frase facile da dire quando sul tavolo ci sono diversi bicchieri e nessuno deve ancora occuparsi di sample, costi, quantità, etichette, spedizioni e scadenze.

Il passaggio dalla fantasia a qualcosa di più concreto è avvenuto parlando con Giancarlo e Cristian.

Entrambi ci hanno raccontato la propria esperienza e spiegato cosa significasse realmente selezionare un distillato: assaggiare campioni di botte, confrontare profili differenti, rapportarsi con un imbottigliatore e seguire tutte le fasi necessarie per arrivare alla bottiglia finita. Cosa da non sottovalutare…ci hanno parlato anche del costo 😛 .

Non si trattava di applicare un’etichetta personalizzata a un prodotto già pronto. Significava scegliere il liquido, assumersi il rischio della decisione e costruire intorno a quella scelta un progetto coerente.

Avevo già approfondito questo percorso nell’articolo dedicato a come selezionare e imbottigliare il proprio rum personalizzato. In quel caso avevo raccolto soprattutto le esperienze dei miei amici. Questa volta ci saremmo trovati dall’altra parte: non più semplici osservatori, ma partecipanti diretti.

Whisky Live Paris 2025: l’Occasione Giusta

Nel corso del 2025 quella che era un’idea ha iniziato a prendere pian piano corpo. Ci siamo interfacciati con alcuni imbottigliatori

Max Righi e Vittorio Gianni Capovilla indipendenti, ma la necessità di imbottigliare necessariamente una o mezza botte, il prezzo o i rum disponibili non ci hanno mai fatto fare quel passo decisivo.

Il progetto ha iniziato a diventare realmente possibile durante il Whisky Live Paris 2025.

In quell’occasione Giovanni ha chiesto alcune informazioni a Max Righi di Silver Seal Whisky Company.

Max, negli anni, è diventato un amico del gruppo. Non soltanto una figura professionale alla quale chiedere informazioni sulle botti, ma una persona con cui ci siamo ritrovati più volte anche a cena, parlando di rum, whisky, progetti e molto altro.

Quando Giovanni gli ha raccontato la nostra idea, Max si è reso disponibile a farci provare alcuni campioni provenienti da botti conservate in Scozia e fin da subito non ci ha posto vincoli sul quantitativo di liquido da imbottigliare.

Era la prima apertura concreta.

Non avevamo ancora un nome, un logo o una selezione definita. Avevamo però qualcuno disposto ad accompagnarci nel processo e a metterci realmente davanti a una serie di possibili botti.

Poi sono trascorsi alcuni mesi senza particolari sviluppi.

L’idea era ancora lì, ma sembrava destinata a rimanere una possibilità futura. Almeno fino alla metà di dicembre, quando Max ci ha ricontattati annunciandoci che avrebbe potuto inviarci una selezione di sample.

A quel punto il progetto è ripartito. E questa volta con una certa velocità.

La Nascita del Team di Bonded Hog Spirits Club

Prima ancora di scegliere il rum, dovevamo capire chi fosse realmente interessato a partecipare. L’idea è stata condivisa con tutti i membri del gruppo. Non volevamo obbligare nessuno e non cercavamo semplicemente persone disposte a dividere il costo di una botte.

Il progetto doveva essere formato da chi sentiva davvero il desiderio di creare qualcosa insieme.

Alla fine, il team del primo imbottigliamento si è composto di undici persone:

Trinidad 2000 Bonded Hog Spritis Club Retro Etichetta

Andrea Molteni
Andrea Rummiamo
Antonio Occhionero
Cristian Camnasio
Diego Tiraboschi
Giancarlo Zilio
Giovanni Cesareo
Ilario Cavaliere
Luca Garofalo
Rhummer
Valerio Righrum

Undici nomi che sarebbero poi finiti anche sull’etichetta della bottiglia.

Non come una lista di investitori o di soci commerciali, ma come una firma collettiva. Un modo semplice per dichiarare che quella bottiglia non apparteneva a una singola persona: esisteva perché ognuno aveva contribuito alla nascita del progetto.

Sample, Natale e Degustazioni in Videocall

I campioni sono arrivati nel periodo probabilmente meno comodo dell’anno.

Selezione sample

Eravamo in piene festività natalizie, tutti sparsi per l’Italia e con pochissimo tempo a disposizione per prendere una decisione. L’imbottigliamento sarebbe partito a febbraio 2026.

Le prime call con Max le abbiamo fatte in nucleo ristretto per accelerare la selezione dei sample. Visto il periodo ed i tempi stretti era impossibile riuscire a coordinare le agende di 11 persone. Anche le successive degustazioni, dopo la consegna dei sample, sono state organizzate in videocall.

Ognuno davanti al proprio schermo, con i sample allineati sulla scrivania e i bicchieri pronti. Non proprio l’immagine tradizionale di una solenne selezione di botte, ma probabilmente la modalità che meglio rappresentava ciò che eravamo diventati: amici lontani geograficamente, abituati a trovare comunque il modo di condividere gli assaggi.

Dopo il primo confronto, si sono susseguite varie call e l’attività del gruppo whatsapp dedicato all’imbottigliamento era a dir poco frenetica. Idee, suggerimenti, proposte…un susseguirsi di messaggi e vocali.

Non avevamo schede da concorso né la pretesa di trasformare la selezione in una dimostrazione tecnica. Ognuno ha assaggiato con la propria sensibilità, cercando il rum nel quale riconoscersi maggiormente.

La selezione comprendeva distillati provenienti da Barbados, Trinidad, Guyana, Giamaica, Panama e Réunion, con profili molto differenti tra loro.

Nonostante la varietà delle proposte, il risultato del confronto è stato sorprendentemente netto.

Il Trinidad 2000 che ha Fatto Nascere il Progetto

La scelta è ricaduta quasi all’unanimità sul Trinidad 2000, cask 2086-148, distillato presso T.D.L. Distillery.

Dettaglio etichetta Trinidad 2000

Ci aveva convinto per la sua corposità, per l’intensità al naso, per la struttura al palato e per la persistenza del finale. Non era semplicemente il campione più potente della selezione. Era quello che, secondo noi, possedeva maggiore presenza e personalità.

In poche parole era il distillato attorno al quale il gruppo riusciva a riconoscersi.

Il primo imbottigliamento Bonded Hog Spirits Club sarebbe quindi stato un Trinidad Rum distillato nel 2000, maturato tra i tropici e la Scozia e imbottigliato nel 2026.

La botte aveva però ancora una sorpresa da riservarci.

Il sample utilizzato per la selezione era stato prelevato diversi anni prima. Nel frattempo, il rum aveva continuato la propria maturazione in botte. Non c’era il tempo materiale per ricevere e assaggiare un campione aggiornato. Entro la fine di gennaio dovevamo confermare la botte, il numero di bottiglie, il nome del progetto e l’etichetta.

Stavamo quindi scegliendo il rum sulla base di ciò che era stato, senza avere la certezza assoluta di ciò che fosse diventato. Una scommessa, in pratica e a quanto pare al gruppo piacciono le scommesse.

Abbiamo scelto di produrne 90 bottiglie.

Una quantità sufficiente per dividerle tra noi e conservarne alcune per le occasioni future, senza trasformare il progetto in un’operazione commerciale.

Da Gruppo di Amici a Bonded Hog Spirits Club

Scelto il liquido, mancava ancora tutto ciò che avrebbe dovuto rappresentarlo.

Non avevamo un nome. Non avevamo un logo. Non avevamo un’etichetta.

Il gruppo prima dell'apertura davanti a un tavolo con salumi

Soprattutto, non volevamo costruire un’identità artificiale attorno a una bottiglia soltanto perché “si fa così”. Il nome doveva parlare di noi prima ancora che del rum.

 

Come spesso accade nelle decisioni importanti, tutto è iniziato nel mezzo di una sequenza piuttosto concitata di messaggi WhatsApp.

Nel gruppo sono circolate diverse proposte, alcune sensate e altre che, per il bene dei rispettivi autori, è meglio non rendere pubbliche. Tra un messaggio, un vocale e l’ennesima idea lanciata nella chat, a un certo punto è comparso Bonded Hog.

Il nome ci è sembrato subito capace di mettere insieme due elementi che facevano già parte della nostra storia. Mancava soltanto qualcosa che desse al progetto una prospettiva più ampia.

Ma andiamo con ordine.

Spoiler: la prosecuzione della lettura dell’articolo è sconsigliata a vegetariani e vegani 😛 .

Perché proprio un Maiale?

Durante i nostri incontri c’è una tradizione che dobbiamo soprattutto a Zio Giò: portare salumi.

Tavola di salumi e formaggi

Non qualche fetta sistemata educatamente su un piccolo tagliere. Parliamo di salumi in quantità importanti, provenienti da territori diversi della Calabria e spesso accompagnati da formaggi, pane e altre specialità locali.

Con il passare del tempo, il maiale è diventato una presenza costante dei nostri ritrovi.

Il rum era il motivo ufficiale per cui ci incontravamo. Il maiale, sotto forma di salami e altri prodotti, compariva puntualmente sul tavolo.

Era diventato una sorta di mascotte involontaria del gruppo. Da qui è nato Hog.

Un simbolo poco istituzionale, sicuramente ironico, ma immediatamente riconoscibile e soprattutto autentico. Non abbiamo dovuto inventare uno storytelling: era già parte della nostra storia.

Il Significato di Bonded

“Bonded” rappresenta invece il legame costruito nel corso degli anni.

Il brindisi dopo l'apertura

Persone che vivono in città diverse, conosciute inizialmente online e unite progressivamente da viaggi, degustazioni, eventi, cene e bottiglie condivise.

Nel nostro caso, quindi, Bonded non vuole richiamare una classificazione produttiva o il concetto statunitense di bottled-in-bond, anche se il fatto che lo ricordi non ci dispiace. Indica semplicemente qualcosa che è stato legato, tenuto insieme.

Il maiale rappresenta i nostri incontri. Bonded rappresenta il legame che quegli incontri hanno creato. Il rum è ciò che continua a riunirci.

L’aggiunta di “Spirits Club”, anziché “Rum Club”, non è stata casuale. Il rum rimane il centro della nostra passione e il punto da cui tutto è partito, ma non volevamo precluderci la possibilità di esplorare in futuro anche altri distillati.

Così è nato Bonded Hog Spirits Club.

E, per una volta, undici appassionati abituati a discutere su ogni sfumatura aromatica sono riusciti a trovarsi d’accordo abbastanza in fretta.

Creare il Logo e l’Identità del Progetto

Il logo non è stato commissionato a un’agenzia con un brief già definito. La possibilità c’era, ho una società di digital marketing, quindi avevo il grafico ma credo che il percorso che avevamo intrapreso era e doveva restare all’interno del gruppo…con qualche aiuto esterno, viste le evoluzioni tecnologiche degli ultimi anni.

Bonded Hog Spirits Club Logo

Quindi, come è nato il logo?

È nato dalle nostre idee, inizialmente abbozzate su carta e discusse durante diverse call. Volevamo un maiale deciso, riconoscibile, inserito in un elemento capace di richiamare il mondo dei distillati e delle botti.

L’intelligenza artificiale ci ha aiutato a sviluppare e rifinire il concept, ma il processo non è consistito nel chiedere semplicemente a uno strumento di “creare un logo per un rum”. L’idea, il significato e gli elementi erano stati pensati prima da noi. L’AI è stata utilizzata per esplorare varianti, correggere proporzioni e avvicinare progressivamente il risultato a ciò che avevamo immaginato.

Sono servite diverse versioni e diverse call. Vivere lontani rendeva tutto più complesso: ogni modifica doveva essere condivisa, commentata e spesso rimessa in discussione.

Il risultato finale è un hog dallo sguardo poco rassicurante, circondato dalla forma di una botte e accompagnato dal nome completo del club.

Non volevamo qualcosa di eccessivamente elegante o costruito. Doveva essere riconoscibile, leggermente irriverente e abbastanza forte da poter accompagnare anche eventuali imbottigliamenti futuri.

Un’Etichetta per Raccontare il Viaggio e l’Unione

Se il logo doveva rappresentare il gruppo, l’etichetta doveva raccontarne il viaggio.

Non cercavamo soltanto una bella confezione. Volevamo una grafica che riuscisse a unire il percorso del rum e quello delle persone che lo avevano selezionato.

Etichetta Trinidad 2000 Bonded Hog Spritis Club

Da qui è nata l’idea della mappa.

L’etichetta racconta idealmente l’origine del rum a Trinidad e l’arrivo in Italia. Sulla penisola sono stati inseriti alcuni pin, collocati in corrispondenza delle città dalle quali provengono i membri del progetto.

Qualcuno di voi dirà che manca la Scozia, e siamo concordi. Non era così facile inserirla…viaggiate anche voi, d’immaginazione.

Se il fronte racconta il viaggio del distillato, il retro riporta i nomi degli undici partecipanti con una frase in testa:

“Selezionato da Bonded Hog Spirits Club Come Sigillo Liquido di Amicizia”

In questo modo la bottiglia non presenta soltanto il contenuto e i dati tecnici. Conserva anche una traccia delle persone, dei luoghi e delle relazioni che hanno reso possibile il progetto.

Romantico no?!

Bonded Hog Spirits Club non è nato con l’obiettivo di creare un prodotto da distribuire. Le 90 bottiglie non sono state pensate per il mercato, per i negozi o per essere promosse come un’uscita commerciale.

Le abbiamo realizzate per noi.

Volevamo conservare qualcosa che rappresentasse gli anni trascorsi insieme e che potesse accompagnare i nostri incontri futuri. Una bottiglia da aprire, condividere e ricordare, non soltanto da mostrare su uno scaffale.

Questo rimane lo spirito del progetto.

Bonded Hog Spirits Club potrà avere altri imbottigliamenti, ma non esiste un calendario da rispettare o una linea di prodotti da costruire forzatamente. Se arriveranno altre bottiglie, sarà perché avremo trovato un distillato capace di convincerci e di raccontare un nuovo capitolo.

Una sorta di ricerca del distillato perduto, senza fretta e senza l’obbligo di dover trovare qualcosa a tutti i costi.

La Bottiglia Numero 1

Inutile dire che sono partite fin da subito mille proposte per assegnare la numero 1. Roulette, estrazioni, chiromanti, tarocchi e chi ne ha più ne metta. Poi è nata un’idea:

“Ma se invece di assegnarla, la apriamo subito tutti insieme?!”

La numero 1 di 90 non sarebbe entrata nella collezione personale di nessuno.

Etichetta Imbottigliamento numero 1

Non è servito discuterne, tutti erano concordi con la scelta e anzi…quale miglior occasione per rivederci tutti?

Una volta arrivate in Italia, le bottiglie sono state distribuite tra gli undici partecipanti a parte la numero 1: sarebbe stata lei a svelarci come si era trasformato il liquido negli anni successivi all’estrazione del sample che avevamo assaggiato.

La prima bottiglia di un progetto nato dalla condivisione non poteva essere bevuta in solitaria. Era il modo più coerente per completare il percorso.

Il luogo scelto è stato il Daiquiri Cocktail Bar di Cristian Camnasio, anche lui parte di Bonded Hog Spirits Club. La data ufficiale di apertura è stata il 4 luglio 2026. Il locale è rimasto chiuso al pubblico durante il nostro incontro, permettendoci di vivere la giornata come uno dei tanti ritrovi che avevano portato alla nascita del progetto. Alcuni di noi non si vedevano di persona da diverso tempo.

Ospite d’eccezione della giornata è stato Max Righi, il proprietario di Silver Seal Whisky Company.

Sul tavolo sono arrivati salumi, formaggi, pane, dolci e specialità portate dalle diverse città. Dietro il bancone Cristian ha preparato diversi Daiquiri, perché sarebbe stato difficile immaginare un incontro nel suo locale senza approfittare della sua esperienza.

C’erano anche tante altre bottiglie. Forse troppe, ma lo spirito di condivisione, innato nel gruppo, ha prevalso.

Al centro di tutto, però, rimaneva la numero 1/90.

Oggi si Libera il Maiale

Ad aprire la bottiglia è stato Zio Giò tra i vari “ci siamo?!”, “apriamo?!” , “vai!” gridati dai presenti.

Zio Giò apre la numero 1

Una scelta quasi inevitabile: se il maiale è diventato il simbolo del progetto, una parte della responsabilità è certamente sua e dei salumi che continuano ad accompagnare ogni nostro incontro.

Prima dell’apertura c’era un po’ di tensione. Era tanta la curiosità di capire che cosa avessimo effettivamente imbottigliato. Avevamo selezionato il rum assaggiando un sample prelevato anni prima. Il distillato aveva continuato a maturare e non potevamo sapere con certezza quanto fosse cambiato.

Il tappo è stato rimosso. I bicchieri sono stati riempiti. Abbiamo brindato tutti insieme.

La tensione è durata poco.

Il rum ci è piaciuto e ha ricevuto riscontri positivi anche da alcune persone esterne al progetto che hanno avuto modo di assaggiarlo dopo l’apertura del locale.

Per le note dettagliate, la storia della distilleria e il profilo completo dedicherò una recensione specifica.

In quel momento il contenuto del bicchiere rappresentava soltanto una parte di ciò che stavamo celebrando.

Con l’apertura della bottiglia numero 1, Bonded Hog Spirits Club smetteva di essere una chat, una serie di call, un file grafico condiviso o un nome scritto su un foglio.

Il progetto era finalmente diventato reale.

Quella giornata ha segnato la conclusione di un percorso iniziato anni prima e l’inizio di una nuova avventura.

Il maiale era finalmente libero.

Non sappiamo ancora quale sarà il prossimo distillato, quando arriverà o da quale parte del mondo proverrà.

Sappiamo però con quale spirito lo cercheremo: quello di un gruppo di amici che continua a incontrarsi, assaggiare, discutere e divertirsi senza prendersi troppo sul serio.

E che, con ogni probabilità, continuerà a farlo davanti a qualche bottiglia e a una quantità decisamente eccessiva di salumi.

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