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Allpossibledaiquiris: Cinque Daiquiri in Bottiglia alla Prova del Bar

Mettere un Daiquiri in bottiglia accanto a quello preparato sul momento da un bartender specializzato è uno stress test quasi ingiusto.

Da una parte abbiamo un cocktail già miscelato, stabilizzato e imbottigliato, pensato per essere conservato e servito semplicemente versandolo nel bicchiere. Dall’altra lime appena spremuto, ghiaccio, shaker, dosaggio, diluizione e soprattutto la mano di qualcuno che di Daiquiri ne prepara parecchi.

Il risultato sembrerebbe già scritto.

E infatti, almeno per noi appassionati di rum, in buona parte lo era.

Ma quando Velier mi ha inviato le cinque referenze Allpossibledaiquiris con l’obiettivo di farmi conoscere e raccontare il progetto, la domanda che mi sono posto non era: può un Daiquiri in bottiglia essere migliore di uno preparato al momento?

Allpossibledaiquiri Tutte le bottiglie

Mi interessava molto di più capire quanto riuscissero queste bottiglie a raccontare i cinque distillati utilizzati e, soprattutto, per chi avessero realmente senso.

Da qui l’idea di coinvolgere Cristian Camnasio del Daiquiri Cocktails Bar di Cormano e organizzare un confronto decisamente poco indulgente: aprire le cinque bottiglie e, per ciascuna, affiancare un Daiquiri preparato da Cristian utilizzando esattamente lo stesso rum.

Il resto della storia comprende alcuni amici dell’Italian Rum Gang, altri appassionati, una prova alla cieca con una persona completamente estranea al nostro mondo e, qualche giorno dopo, persino un matrimonio.

Ed è proprio passando dagli appassionati a persone molto meno esperte che il progetto Allpossibledaiquiris ha iniziato a mostrare il suo vero significato.

Cos’è Allpossibledaiquiris?

Allpossibledaiquiris è una gamma di Daiquiri in bottiglia ready-to-serve costruiti attorno a rum e distillati di canna artigianali di forte identità. L’idea nasce da Daniele Biondi, storico collaboratore di Velier e oggi Global Export Manager di La Maison & Velier. Il punto di partenza è semplice: nel Daiquiri il protagonista deve essere il rum, non una base alcolica intercambiabile.

Allpossibledaiquiris bottiglie in fresco

La scelta del Daiquiri non è casuale. Rum, lime e zucchero. Tre ingredienti, niente di più.

Una struttura talmente essenziale che cambiare il distillato significa modificare profondamente profilo aromatico, intensità, consistenza e carattere della bevuta. È proprio su questa semplicità che Allpossibledaiquiris costruisce il proprio concetto: mettere al centro rum fuori dall’ordinario, mantenendo essenziale tutto il resto della ricetta.

Lo stesso progetto riassume l’idea con una frase efficace: “Same recipe, different rum”.

Non va però interpretata alla lettera come “stesse proporzioni per tutte le bottiglie”. Il concetto è che l’architettura rimane quella del Daiquiri, mentre il bilanciamento viene adattato alle caratteristiche della singola base alcolica.

Ed è proprio qui che nasce la domanda che ci accompagnerà per tutto l’articolo:

Se cambiare rum cambia completamente il Daiquiri, quanto restano distinguibili cinque distillati così diversi una volta portati tutti dentro un cocktail pronto da bere al 12,5% abv?

Come viene prodotto un Daiquiri in bottiglia?

La base degli Allpossibledaiquiris è volutamente semplice: rum o distillato di canna, succo di lime siciliano indicato dal produttore come IGP, sciroppo biologico di zucchero di canna e acqua di diluizione. Tutte le referenze attuali sono imbottigliate a 12,5% abv.

La parte interessante arriva però dopo.

Prima di definire le ricette, i rum vengono analizzati sia dal punto di vista organolettico sia chimico per comprenderne le caratteristiche aromatiche. Lime e sciroppo di zucchero vengono quindi bilanciati con l’obiettivo di valorizzare l’identità dei diversi distillati, mentre la quantità di acqua utilizzata per la diluizione cambia espressamente da un rum all’altro. Durante la miscelazione viene introdotta anche aria, che secondo il produttore contribuisce alla texture e alla bevibilità. Le analisi vengono infine ripetute sul cocktail finito per verificare quanto dell’aromaticità del rum rimanga presente nella bevanda.

La soluzione creativa e lo sviluppo tecnico vengono attribuiti a VERSO, mentre il sito ufficiale indica oggi laboratori produttivi a Roma e Cuneo.

C’è poi il tema probabilmente più difficile quando si parla di un cocktail a base di vero lime: la conservazione.

Allpossibledaiquiris dichiara un processo di stabilizzazione che permette di conservare la bottiglia chiusa anche a temperatura ambiente e, una volta aperta, per diversi giorni in frigorifero.

Il risultato è un prodotto da 70 cl, equivalente indicativamente a sette porzioni, che il produttore consiglia di raffreddare intorno ai 4 °C prima del consumo. Il ghiaccio è indicato come facoltativo perché la diluizione è già parte della ricetta.

Quest’ultima indicazione tornerà utile più avanti, perché il ghiaccio io l’ho aggiunto e, almeno nel mio caso, ha cambiato la percezione della bevuta.

Quali sono i cinque Allpossibledaiquiris?

La gamma attuale utilizza Clairin Communal di Haiti, Rum Fire di Hampden Estate in Giamaica, Rivers Rum di Grenada, Paranubes di Oaxaca e Neisson L’Esprit Bio della Martinica. Il punto interessante non è soltanto la qualità dei nomi coinvolti, ma quanto siano profondamente diversi tra loro questi distillati.

Per capire il senso della nostra prova bisogna quindi conoscerli almeno un po’.

001 Clairin Communal: Haiti

Allpossibledaiquiri Clairin

Il Clairin è il distillato tradizionale di canna da zucchero haitiano. La produzione è legata a varietà locali di canna, fermentazioni spontanee con lieviti indigeni e piccoli impianti artigianali alimentati a fuoco diretto. Il Clairin Communal utilizzato da Allpossibledaiquiris è a sua volta un assemblaggio di Clairin provenienti da quattro diversi produttori e territori, imbottigliato a 43% abv.

Alla base vengono aggiunti lime, sciroppo di zucchero di canna e acqua.

Già qui il livello di difficoltà del progetto si capisce bene: stiamo prendendo un distillato vegetale, floreale e poco standardizzato e cercando di renderlo leggibile dentro una bevuta estremamente facile da approcciare.

002 Rum Fire: Hampden Estate, Giamaica

Allpossibledaiquiri Rum Fire

Qui facciamo una piccola precisazione storica.

La gamma era nata con una referenza 002 Hampden. Il produttore conferma che la nuova 002 Rum Fire #thefunkydaiquiri ha successivamente sostituito la precedente Hampden, continuando però a provenire dalla stessa Hampden Estate di Trelawny.

La distinzione è meno netta di quanto possa sembrare: anche il sito ufficiale di Allpossibledaiquiris identifica infatti la base scelta per la 002 con il mark HLCF, commercializzato come Rum Fire.

Rum Fire nasce da melassa, fermentazioni naturali e prolungate, utilizzo di dunder e distillazione in double retort pot still di rame. Il risultato è uno dei rum bianchi giamaicani più riconoscibili, con un profilo decisamente funky e una gradazione del 63% abv.

Anche in questo caso vengono aggiunti lime, zucchero e ovviamente acqua, sicuramente in maggior proporzioni rispetto al 001.

003 Rivers Rum: Grenada

Allpossibledaiquiri Rivers

Con Rivers Rum entriamo in una distilleria che sembra essere rimasta ferma in un altro periodo storico.

River Antoine Estate si trova nel nord-est di Grenada. La canna fresca viene lavorata attraverso un impianto alimentato da una storica ruota ad acqua; il succo passa nella Boiling House, viene concentrato con calore generato da legna, fermenta spontaneamente e viene successivamente distillato in pot still double retort. L’imbottigliamento è a 69% abv.

Il Rivers non viene invecchiato, raffinato o standardizzato e mantiene un profilo decisamente particolare: oleoso, salino, vegetale, pungente e quasi “rustico” nella sua espressività.

Se c’era una bottiglia dalla quale mi aspettavo che il rum uscisse a spallate da lime, zucchero e acqua, era questa. Il Rivers è anche uno dei miei rum bianchi preferiti.

004 Paranubes: Messico

Allpossibledaiquiri Paranubes

Paranubes ci porta a Río Tuerto, nella Sierra Mazateca di Oaxaca.

Parliamo di un aguardiente de caña ottenuto da succo fresco di quattro varietà locali: Caña Criolla, Caña Dura, Caña Morada e Caña Dulce. La canna viene coltivata senza irrigazione, fertilizzanti o pesticidi, fermentata spontaneamente in vasche di legno aperte e distillata in rame con riscaldamento a legna. La gradazione viene raggiunta direttamente durante la distillazione, senza successive diluizioni o filtrazioni. Siamo ad un grado alcolico di 54% abv.

Il risultato ha una forte componente vegetale, terrosa e salina, con note che possono ricordare olive, lime e fumo erbaceo.

Per caratteristiche produttive e rapporto con il territorio, Paranubes è probabilmente la bottiglia che più facilmente crea un ponte culturale tra il mondo del rum e quello degli altri distillati artigianali messicani.

005 Neisson L’Esprit Bio: Martinica

Allpossibledaiquiri Neisson

L’ultima referenza è #espritdaiquiri, limited edition realizzata con Neisson L’Esprit Bio.

Qui partiamo da un rhum agricole biologico della Martinica imbottigliato all’impressionante gradazione di 70% abv. Viene prodotto da puro succo di canna proveniente da parcelle biologiche, fermentato e distillato attraverso la colonna Savalle di Neisson; il distillato non viene successivamente ridotto o filtrato.

Vegetale, erbaceo, floreale, agrumato: anche L’Esprit Bio è un prodotto dalla personalità tutt’altro che timida.

E qui il contrasto diventa quasi matematico.

Si parte da un rhum agricole al 70% abv e si arriva a un Daiquiri pronto al 12,5% abv.

Quanto di quell’intensità rimane nel bicchiere? Era esattamente quello che volevamo scoprire.

Lo Stress Test al Daiquiri Cocktails Bar

Ricevute le bottiglie, avrei potuto aprirle una dopo l’altra, prendere qualche appunto e scrivere cinque piccole degustazioni.

Troppo semplice.

Ho chiamato Cristian Camnasio del Daiquiri Cocktails Bar e gli ho proposto un esperimento: per ogni Allpossibledaiquiris avremmo preparato sul momento un secondo Daiquiri utilizzando esattamente lo stesso distillato.

Quindi:

  • Clairin Communal contro Clairin Communal
  • Rum Fire contro Rum Fire
  • Rivers contro Rivers
  • Paranubes contro Paranubes
  • Neisson L’Esprit Bio contro Neisson L’Esprit Bio

Il resto, però, era lasciato a Cristian. Per lime e zucchero ha utilizzato gli ingredienti che usa normalmente al suo bancone; stessa cosa per proporzioni, diluizione e tecnica di preparazione.

Non stavamo quindi confrontando due ricette identiche. Stavamo confrontando due interpretazioni dello stesso rum.

Da una parte una formula studiata per diventare stabile, trasportabile, ripetibile e pronta da servire.

Dall’altra il Daiquiri preparato sul momento da un bartender esperto.

Intorno a noi alcuni amici dell’Italian Rum Gang e altri appassionati di rum. Un pubblico abituato a bere distillati bianchi, alte gradazioni, fermentazioni particolari e prodotti spesso tutt’altro che accomodanti.

In pratica avevamo costruito uno stress test che Allpossibledaiquiris avrebbe difficilmente vinto. Ma non era questo il punto.

Allpossibledaiquiris Contro il Daiquiri al Bancone: Chi Ha Vinto?

Lo dico solo per dovere di cronaca: tra gli appassionati presenti il Daiquiri preparato da Cristian ha vinto nettamente tutti i confronti.

Nessuna sorpresa.

Un cocktail preparato al momento può contare su lime fresco, dosaggio personalizzato, ghiaccio, diluizione controllata durante lo shake e, soprattutto, una proporzione di rum che porta naturalmente il cocktail a una gradazione finale più elevata.

Nei Daiquiri di Cristian ogni base emergeva in maniera evidente. Le differenze erano immediate e il distillato rimaneva saldamente al centro della bevuta.

Negli Allpossibledaiquiris la situazione era diversa. La sensazione comune non è stata quella di trovarci davanti a cattivi Daiquiri. Il limite percepito dagli appassionati riguardava principalmente quanto spazio venisse lasciato al rum.

Quanto Spazio Resta al Rum?

Serviti come suggerito dal produttore, quindi molto freddi e senza ghiaccio, gli Allpossibledaiquiris ci sono sembrati caratterizzati da una presenza evidente della componente dolce e agrumata.

Il problema non era tanto il sapore in sé. La bevuta rimane fresca e decisamente semplice. La criticità emerge soprattutto per chi conosce bene ciò che c’è sotto.

Rum Fire, Rivers, Clairin Communal, Paranubes e Neisson L’Esprit Bio non sono cinque distillati vagamente differenti. Sono prodotti nati da materie prime, fermentazioni e tecniche di distillazione molto lontane tra loro.

Nella nostra degustazione, però, la struttura comune del cocktail tendeva in parte ad avvicinarli. Un appassionato riesce comunque a percepire che le basi cambiano. In alcuni casi riconosce il lato funky, in altri quello vegetale, salino o più agricolo. Quello che abbiamo percepito meno è la distanza che normalmente separa questi distillati quando vengono bevuti in purezza o utilizzati in un Daiquiri maggiormente centrato sul rum.

Qui entra inevitabilmente in gioco anche il 12,5% abv, gradazione scelta dal progetto proprio per ottenere una bevuta accessibile e rinfrescante. Il brand dichiara esplicitamente di voler parlare non soltanto agli spirits lover, ma anche ai cocktail lover e più in generale a chi cerca una bevanda di qualità facile da approcciare.

Ed è a questo punto che la nostra prova ha preso una piega molto più interessante.

La Prova alla Cieca con una Persona Non Esperta

Durante la stessa serata abbiamo coinvolto anche una persona che non è né un’esperta né una bevitrice abituale di rum.

Le abbiamo fatto assaggiare i due cocktail a confronto senza dirle quale fosse quello preparato da Cristian e quale Allpossibledaiquiris.

Ha preferito senza particolari esitazioni Allpossibledaiquiris.

Ovviamente un singolo assaggio non dimostra nulla dal punto di vista statistico. Non posso certo concludere che “i non esperti preferiscono il Daiquiri in bottiglia”. Ma la sua scelta mi ha fatto riflettere.

Noi appassionati stavamo valutando soprattutto:

  • intensità del distillato
  • complessità
  • riconoscibilità
  • carattere
  • persistenza
  • differenze tra una base e l’altra

Lei stava semplicemente bevendo due cocktail e poteva quindi premiare:

  • morbidezza
  • freschezza
  • facilità di bevuta
  • equilibrio immediato
  • minore percezione alcolica
  • maggiore componente dolce e agrumata

La stessa caratteristica che per noi rischiava di coprire il rum poteva rendere il prodotto più piacevole per chi non stava cercando di analizzare il rum, ma semplicemente di godersi il cocktail.

Non era cambiato Allpossibledaiquiris. Era cambiata la persona che lo stava bevendo.

Dal Daiquiri Cocktails Bar a un Matrimonio

Qualche giorno dopo è arrivata una seconda prova, questa volta non programmata.

Avevo un matrimonio e mi sono portato dietro quello che rimaneva delle bottiglie.

Contesto completamente differente. Niente confronto con un Daiquiri preparato da Cristian. Niente gruppo di appassionati pronto a discutere di esteri, fermentazioni, gradazioni e tipologie di alambicco.

Solo persone che avevano voglia di bere qualcosa di buono.

E anche qui Allpossibledaiquiris è piaciuto. Anzi, il fatto che le bottiglie siano state finite è probabilmente il riscontro più semplice da raccontare.

Durante il matrimonio ho provato anche a servirlo con due cubetti di ghiaccio e, per quanto possa sembrare paradossale considerando la gradazione già contenuta, è la modalità che ho preferito.

Con il progressivo scioglimento, il ghiaccio non rende ovviamente il rum più concentrato, ma al mio palato attenua soprattutto la componente dolce e agrumata. Il risultato è un cocktail più equilibrato, nel quale alcune caratteristiche del distillato diventano più leggibili.

Un altro Riscontro durante una Degustazione Guidata

Qualche settimana dopo il primo test mi sono confrontato con uno degli amici dell’Italian Rum Gang presenti alla serata, che nel frattempo aveva proposto Allpossibledaiquiris durante una degustazione guidata. Anche in quel contesto il riscontro delle persone coinvolte è stato positivo.

Per Chi è Pensato Allpossibledaiquiris?


Secondo me Allpossibledaiquiris funziona soprattutto per chi cerca un Daiquiri di qualità pronto da servire, senza avere necessariamente strumenti, ingredienti o competenze da bartender
.

Ed è un pubblico molto più ampio di quello degli appassionati di rum.

Può avere senso per chi:

  • vuole servire un cocktail a casa senza prepararlo
  • non possiede shaker, jigger e attrezzatura
  • non vuole comprare lime, zucchero e una bottiglia intera di rum
  • deve servire più persone velocemente
  • cerca un’alternativa ai classici cocktail premiscelati
  • vuole bere qualcosa di fresco e relativamente leggero
  • è incuriosito da rum particolari ma non li berrebbe mai in purezza a 50, 60 o 70% abv

È inoltre perfettamente coerente con occasioni conviviali come aperitivi, cene, feste, picnic o serate tra amici: contesti che lo stesso produttore indica tra quelli naturali di consumo.

Più complicato il rapporto con i rum lover più esperti.

Chi conosce bene questi distillati potrebbe percepire nel 12,5% abv comune a tutta la gamma un limite alla loro espressività. Rum che partono da gradazioni molto diverse vengono infatti portati tutti allo stesso grado alcolico finale: una scelta che favorisce uniformità e bevibilità, ma che può attenuare soprattutto l’impatto aromatico delle basi più intense. In un Daiquiri preparato al bancone, invece, le proporzioni della ricetta possono rimanere sostanzialmente le stesse mentre cambia la gradazione finale del cocktail in funzione del rum utilizzato.

Detto questo, nel corso degli anni mi è capitato di bere parecchi Daiquiri nei locali e posso dire senza difficoltà che preferisco Allpossibledaiquiris a diversi Daiquiri preparati al momento che mi è capitato di ordinare.

Conclusioni e Parere Finale

Allpossibledaiquiri nel ghiaccio

Le diverse prove e i confronti di queste settimane mi hanno aiutato a mettere meglio a fuoco il progetto e, soprattutto, il pubblico per cui può avere più senso.

Il vero concorrente di Allpossibledaiquiris non è il Daiquiri preparato da un grande bartender:

  • è il Daiquiri che non preparo perché a casa non ho lime
  • è quello preparato male perché non so bilanciare zucchero e acidità
  • è il cocktail mediocre ordinato in un locale che non dedica particolare attenzione alla miscelazione
  • è il classico premiscelato industriale costruito su una base alcolica anonima
  • è la bottiglia di vino aperta durante una festa semplicemente perché preparare venti cocktail sarebbe impossibile

Visto da questa prospettiva, il prodotto cambia completamente significato e trova uno spazio molto più chiaro: non deve sostituire il Daiquiri preparato bene al bancone, ma offrire un’alternativa di qualità quando quel Daiquiri non è disponibile.

Una Versione Allpossibledaiquiris per i Rum Lover?

Qui entro volutamente nel campo delle ipotesi. Sviluppare un prodotto di questo tipo richiede ricerca, investimenti e, soprattutto, un equilibrio tra ciò che piacerebbe agli appassionati e ciò che può funzionare realmente sul mercato. Le scelte attuali avranno quindi certamente ragioni produttive e commerciali che dall’esterno non possiamo conoscere. Detto questo, da appassionato qualche esperimento lo farei.

La prima variabile sulla quale sperimenterei è la gradazione alcolica. Non necessariamente aumentando tutte le referenze allo stesso modo: sarebbe interessante valutare gradazioni finali differenti in funzione della struttura e del carattere del distillato di partenza.

La scelta di mantenere tutte le referenze al 12,5% abv è coerente con l’obiettivo dichiarato dal progetto: ottenere Daiquiri facili da bere, rinfrescanti e accessibili. Nella nostra prova, però, proprio questa gradazione comune sembra aver ridotto parte della distanza tra distillati che nascono con intensità molto diverse. Rum Fire parte dal 63% abv, Rivers dal 69% e Neisson L’Esprit Bio addirittura dal 70%: portarli tutti alla stessa gradazione finale significa intervenire molto più profondamente sulla loro forza espressiva rispetto a basi come Clairin Communal e Paranubes, che partono rispettivamente dal 43% e dal 54% abv.

Forse non è quindi del tutto casuale che, confrontando tra loro le cinque referenze Allpossibledaiquiris, diversi tra i presenti abbiano indicato proprio Clairin Communal e Paranubes tra quelle preferite.

Una maggiore libertà di formulazione potrebbe quindi permettere di costruire ogni Daiquiri ancora di più attorno al carattere del rum. Se potessi sperimentare sulla gamma, proverei con:

  • gradazioni finali differenti
  • una differenziazione del rapporto tra tum, zucchero e lime con l’obiettivo di far risaltare il rum
  • magari, una piccola linea high proof parallela

Buona bevuta!

Nota:

Le cinque bottiglie protagoniste dell’articolo mi sono state inviate gratuitamente da Velier. L’idea del confronto, le modalità della prova e le opinioni espresse in questo articolo sono invece completamente indipendenti.

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