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Il Rum Nei Cocktail Bar Del 2026: Cosa Dice Il Brands Report

Nel Brands Report 2026 di Drinks International, il rum continua a occupare una posizione particolare nel mondo dei cocktail bar di alto livello: è sicuramente uno dei distillati più utilizzati, ma allo stesso tempo uno dei meno citati tra le preferenze dei locali.

Non è un dato che sconvolge. Già nel 2025 l’analisi aveva mostrato disaffezione da parte dei bartender. Il 2026 non ribalta questo scenario, ma lo rende più chiaro: il rum resta una colonna della miscelazione, senza però guidarne la conversazione.

Il Rum nel Brands Report 2026: C’è ma Non Si Vede

Nel leggere i dati del Brands Report 2026, il primo elemento evidente è che il rum non sta sparendo: è presente nei bar, nei menu e nei cocktail che fanno volume. Continua a essere una scelta quotidiana, affidabile e funzionale.

Allo stesso tempo, però, il rum fatica a emergere come categoria identitaria.
Non guida i trend, non domina le classifiche delle preferenze e resta ai margini quando ai bartender viene chiesto con quali brand preferiscono lavorare.

Questa è la chiave per leggere correttamente il rum nel 2026.

Bartenders’ Choice 2026 e Rum

Uno dei dati più significativi del Brands Report 2026 è l’assenza totale di brand di rum nella Bartenders’ Choice, come già accaduto nel 2025.

Questo non significa che il rum sia poco apprezzato o considerato un distillato minore. Indica piuttosto una distanza crescente tra utilizzo e affinità professionale. Il rum è presente nei bicchieri, ma meno nelle conversazioni tra bartender.

Dalla lettura del report emerge infatti una situazione piuttosto chiara: i bartender tendono a preferire, quando parlano dei brand con cui amano lavorare, marchi che uniscono forte riconoscibilità, reperibilità costante, supporto commerciale continuo e una comunicazione capace di arrivare anche al consumatore finale. Brand facili da spiegare al cliente, facili da reperire e, soprattutto, facili da usare in miscelazione, pur mantenendo un carattere riconoscibile.

Nel mondo del rum, questo equilibrio è più difficile da trovare.
Da un lato, molti dei brand più “in hype” negli ultimi anni propongono profili sempre più puliti, semplici e piacioni, pensati per essere accessibili e rassicuranti. Dall’altro, i rum più complessi e identitari faticano spesso a uscire da una dimensione di nicchia: comunicano poco al grande pubblico, investono meno nel canale bar e, in alcuni casi, risultano fin troppo spinti o difficili per un utilizzo regolare in miscelazione.

Questa frattura diventa ancora più evidente in un contesto in cui la bevuta liscia è oggi meno centrale rispetto al cocktail. Nei migliori bar del mondo si lavora soprattutto su drink replicabili, coerenti e riconoscibili, e il distillato deve adattarsi a questo linguaggio. Se un rum funziona benissimo da solo ma crea problemi nel bicchiere miscelato, difficilmente diventerà un riferimento quotidiano per il bartender.

In questo senso, l’assenza del rum dalla Bartenders’ Choice non racconta un rifiuto della categoria, ma una difficoltà strutturale nel trovare brand che riescano a essere, allo stesso tempo, caratteriali, funzionali e presenti nel dialogo commerciale.

Classifica dei Rum più Usati e Preferiti dai Bartender

Brands Report Rum Preferiti e più venduti dai Cocktail Bar 2026
Credits Drinks International

Rispetto all’analisi di Drinks International del 2025 le prime tre posizioni dei rum più utilizzati restano costanti. Bacardi, Havana Club e Planteray dominano il mercato.

Le posizioni dalla 4 alla 8 vedono presenti gli stessi brand del 2025 (Diplomatico, Zacapa, Appleton Estate, Flor De Caña, Matusalem) con posizioni invertite e molto vicini tra loro. Nuovi entrati Takamaka (presente nella precedente classifica Top Trending Brands) e Brugal. Escono dalla classifica Eminente e Mount Gay.

Situazione più interessante nella classifica dei brand di rum preferiti dai barman.

Primo posto a sorpresa per il brand Clairin che scalza Planteray. Curiosa anche la presenza di Eminente, nonostante l’uscita dalla classifica dei brand più venduti.

Fuori dalle prime 10 posizioni, rispetto al 2025, Flor De Caña, Black Tears e La Hechicera.

Clairin: Una Piacevole Sorpresa

Il report del 2026 porta in dono una piacevole sorpresa: la prima posizione di Clairin tra i brand di rum preferiti dai barman.

Se non lo avete ancora provato, si tratta di un rum bianco fortemente caratterizzato, lontano dagli standard più diffusi della miscelazione classica e, proprio per questo, tutt’altro che scontato.

Clairin non è un rum pensato per fare volume né per adattarsi facilmente alla miscelazione. Il suo profilo deciso lo rende più adatto alla sperimentazione e al racconto che alla routine del bar. Vederlo emergere è quindi un segnale interessante, soprattutto in un contesto in cui il rum fatica a essere centrale nelle preferenze.

Sicuramente gli eventi accaduti ad Haiti negli ultimi anni (rivolte e uragani su tutti) hanno portato l’attenzione internazionale su questa Nazione e sui suoi prodotti, ma parte del merito va sicuramente anche alle aziende che hanno creato e distribuito questo rum su scala internazionale.

Il prossimo anno scopriremo se si tratta di un fuoco di paglia o di una inversione del trend.

Una Riflessione Personale da Appassionato di Rum

Voglio chiudere questo articolo con una riflessione personale, anche perché il rum resta una mia grande passione e quindi mi va di aggiungere alcune righe.

I dati del Brands Report 2026 penso che vadano letti con spirito critico da quei brand che amo e che oggi non compaiono nelle classifiche.

Va benissimo la nicchia, va benissimo il rum da collezione, ma senza perdere di vista il pubblico. Un brand può e deve mantenere e preservare la propria anima e le proprie tradizioni, senza però diventare irraggiungibile. Allo stesso modo, la sperimentazione è fondamentale, così come il posizionamento premium, ma nel mondo dei locali, e in particolare della miscelazione, servono anche rum che raccontino una storia a prezzi accessibili, che permettano ai bartender di lavorare senza dover spiegare perché un cocktail costa 30 euro solo per il valore della bottiglia utilizzata.

Accanto a questo serve un dialogo più continuo con il mondo del bar: più iniziative, più presenza, più comunicazione. Non solo prodotto, ma racconto, contesto, identità condivisa. È lì che nasce l’affinità con i bartender, ed è da lì che passa la possibilità di essere scelti, non solo bevuti.

Il rum ha tutto per tornare centrale nella conversazione dei cocktail bar. La materia prima non manca, la storia nemmeno. Quello che serve è trovare il modo di farsi conoscere e riconoscere, senza snaturarsi, ma senza nemmeno chiudersi in una nicchia che rischia di parlare sempre alle stesse persone.

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