Nel Brands Report 2026 di Drinks International, il mezcal si conferma come una delle categorie più movimentate e discusse del panorama bar internazionale.
Negli ultimi anni il mezcal è passato dall’essere un distillato di nicchia a un elemento onnipresente nei menu dei cocktail bar di alto livello. Il 2026 non racconta un cambio di marcia improvviso, ma segna piuttosto un passaggio di fase, più sottotraccia ma evidente: meno mito, più presenza.
Il Mezcal Nel Brands Report 2026: Da Fenomeno A Normalità
Nel leggere i dati del Brands Report 2026, emerge con chiarezza che il mezcal non è più percepito come una curiosità esotica. Nei migliori cocktail bar del mondo è ormai una categoria riconosciuta, con il 95% dei locali intervistati che dichiara in assortimento almeno un brand di questo distillato (conferma dei dati già emersi nel 2025).
Questo passaggio comporta anche un cambio di prospettiva. Il mezcal non viene più scelto solo per il suo valore simbolico o per la sua carica narrativa, ma per la sua funzionalità nel contesto del bar.
I bartender continuano ad apprezzare il mezcal per la sua identità forte, ma diventano più selettivi. Non tutti i mezcal sono adatti al lavoro quotidiano, e il report riflette questa consapevolezza. Il risultato è una maggiore attenzione verso brand capaci di offrire un equilibrio tra carattere, ripetibilità e reperibilità.
Ne fanno le spese quei brand più “casalinghi”, estremamente spinti o fortemente variabili da un imbottigliamento all’altro. Una caratteristica che, in realtà, dovrebbe essere intrinseca dei mezcal, vista la produzione altamente artigianale. Il Brands Report 2026 mostra chiaramente che il mezcal funziona quando è riconoscibile dal cliente, non sovrasta il cocktail e mantiene coerenza tra una bottiglia e l’altra. Io la penso diversamente, ma sono un’amante del mezcal da degustazione e, come per il rum, capisco anche i bisogni dei barman.
Classifica Dei Mezcal Più Usati E Preferiti Dai Bartender

Il Brands Report 2026 segna un passaggio importante per il mezcal, soprattutto se messo a confronto diretto con l’edizione 2025. Non si tratta di una rivoluzione improvvisa, ma di una ridefinizione degli equilibri che conferma quanto il mezcal sia ormai una categoria strutturata nei cocktail bar di alto livello.
La notizia più rilevante è il cambio in testa alla classifica dei mezcal più venduti. Dopo anni di dominio, Del Maguey cede la prima posizione a Siete Misterios, che nella classifica 2026 diventa il mezcal più venduto nei bar intervistati: quasi un quarto dei bar coinvolti nel report lo indica come mezcal più venduto, mentre circa due terzi dichiarano che rientra stabilmente tra i tre mezcal più venduti.
The Lost Explorer, che ho avuto modo di provare al Whisky Live Paris 2024, sale al terzo posto. Montelobos scende al quarto. Alipus e Bruxo confermano la posizione del 2025. Le vere novità sono l’ingresso di San Cosme e Koch.
Anche nella classifica dei mezcal preferiti da barman, il confronto tra 2025 e 2026 è significativo con alcuni ritorni e nuove entrate (in totale ben 5 su 10).
I primi tre posti restano invariati rispetto al 2025. Siete Misterios mantiene il primo posto, Del Maguey resta secondo, mentre The Lost Explorer si stabilizza al terzo posto. Dopo un periodo di hype, Clase Azul esce dalla classifica mentre rispetto al 2025 i nomi nuovi sono: Koch, San Cosme, Alipus, La Herencia de Sanchez e Amores.
I Segnali Del 2026: Maturità Più Che Hype
L’analisi di Drinks International non racconta un mezcal in piena esplosione, ma una categoria che sta trovando una forma più stabile. La crescita non passa più dall’effetto sorpresa, ma dalla capacità di adattarsi al linguaggio del bar contemporaneo.
È una fase delicata, ma credo necessaria. Il mezcal che saprà mantenere la propria identità, senza rinunciare alla funzionalità e al dialogo con i bartender, sarà quello destinato a restare centrale anche nei prossimi anni.
Nel 2026 il mezcal smette definitivamente di essere solo un distillato “da raccontare” e diventa un distillato “da usare”. Questo passaggio segna la vera maturità della categoria. La speranza è che non si arrivi ad un’eccessiva standardizzazione.
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